In Ungheria passa la legge contro “La promozione dell’omosessualità”: a che punto è la notte della democrazia?

Con l’approvazione della legge contro “La promozione dell’omosessualità” si torna a parlare dell’Ungheria come di una “dittatura”.

I detrattori di Viktor Orbán chiedono l’espulsione del paese dall’Unione europea, i suoi ammiratori chiedono invece che le politiche ungheresi diventino realtà anche in altri paesi. Ma l’Ungheria oggi è una dittatura o una democrazia?

La domanda è semplice, ma la risposta è, naturalmente, complessa, molto complessa, e non sarò io a fornire un chiarimento esaustivo in questa sede.

E’ innanzitutto opportuno chiarire immediatamente una cosa: in Ungheria non abbiamo un effettivo regime dittatoriale ma non abbiamo nemmeno una democrazia liberale.

Come lo stesso primo ministro ha più volte ricordato, infatti, l’Ungheria è una democrazia illiberale e i tre poteri dello Stato non sono pertanto né in equilibrio né indipendenti.

L’esecutivo, ad esempio, gode di un ruolo predominante e non ci sono poteri indipendenti preposti al suo controllo.

Ma come si spiega tutto ciò? Quali sono le ragioni storiche della natura illiberale dell’attuale governo? Il FIDESZ, il partito di Viktor Orbán, appunto, ha facilmente potuto occupare il maggior numero delle cariche istituzionali dello Stato grazie ad una maggioranza parlamentare praticamente inalterata negli ultimi dieci anni.

Questo ruolo “forte” dell’esecutivo, inutile sottolinearlo, è accresciuto con lo stato di emergenza dovuto alla pandemia.

Nonostante la legittimità dell’occupazione istituzionale del FIDESZ, non si può negare quanto le dichiarazioni e soprattutto gli atteggiamenti del primo ministro abbiano leso il confronto democratico.

La vittoria di Viktor Orbán nel 2010, (fondata sulle promesse di un nuovo contratto sociale), ha evidenziato fin da subito un paternalismo populista che ha posto l’accento sulla sovranità nazionale e sul nazionalismo economico.

Il sistema emergente, definito come il “campo centrale del potere” (centráliserὅtér), ha avuto come obiettivo quello di mettere in buona sostanza il FIDESZ al centro del sistema politico per consolidarne la posizione dominante nel lungo periodo.

Dichiarare il liberalismo occidentale e l’individualismo estranei al paese, (in un contesto dove comunque, si ricorda, il passato è stato contraddistinto da una cultura politica collettivistica molto penetrante), ha permesso a Viktor Orbán di sostenere in conclusione l’idea di uno Stato forte, paternalistico e centralizzato.

Ciononostante, il nuovo sistema ha nei fatti escluso le fasce più deboli della società considerate “improduttive”, (si pensi ad esempio ai meno abbienti e di conseguenza ai Rom).

Il ruolo del mercato è stato quindi riconsiderato sulla base di un “conservatorismo civico”, che nella prassi ha significato un orientamento verso un nazionalismo economico a guida statale, il cui vero obiettivo, come ampiamente precisato da Viktor Orbán, è sempre stato quello di “costruire un Paese in cui le banche e i burocrati stranieri non ci dicono che cosa fare” *.

Sebbene Viktor Orbán sia stato inizialmente incline a contrastare le accuse provenienti dall’estero (e dall’interno) sulla sua svolta illiberale, in tempi più recenti ha deciso di accettarne invece l’idea, evidenziando come il FIDESZ abbia assunto una posizione apertamente contraria al modello liberale. Portando ad esempio i successi di Singapore, Cina, Russia e Turchia quali realtà “né occidentali, né liberali”, ** (e probabilmente neppure democratiche), ha affermato che “una democrazia non necessariamente deve essere liberale […] poiché uno Stato anche non liberale, può essere democratico”. ***

Inoltre, egli ha evidenziato come “il nuovo Stato in costruzione in Ungheria sia uno Stato illiberale, ovvero uno Stato non-liberale”. ****

Il 28 luglio 2018, nello stesso luogo in cui tenne il discorso appena citato, Viktor Orbán ha apertamente espresso il suo sostegno alla democrazia illiberale, sostenendo in aggiunta che “esiste un’alternativa alla democrazia liberale: la democrazia cristiana”. *****

Tuttavia, ha sottolineato come l’obiettivo della democrazia cristiana “non sia quello di difendere principi religiosi di fede statale [ma] gli stili di vita che emergono dalla cultura cristiana, che deve essere protetta […] tra cui la dignità umana, la famiglia e la nazione […] perché il cristianesimo non cerca di raggiungere l’universalità attraverso l’abolizione delle nazioni, ma attraverso la conservazione di queste”. ******

Viktor Orbán ha poi messo in guardia gli ascoltatori dall’evitare la “trappola intellettuale” ordita da chi sostiene che la “democrazia cristiana” possa essere anche liberale, insistendo sul fatto che “la ‘democrazia cristiana’ è, per definizione, non liberale” *******

Non spetta a me spiegare che le parole democrazia e cultura illiberale non possono convivere, ciononostante, è doveroso sottolineare e prestare attenzione a quelle derive lesive della libertà individuale che si stanno ponendo in essere sulle sponde ungheresi del Danubio.

Con riferimento alla legge contro “La promozione dell’omosessualità”, si desidera sottolineare l’assurdità di quel provvedimento privo di ratio che impedirebbe ai minori di anni diciotto di studiare autori omosessuali perché considerati peccatori.

In modo particolare, e basti veramente questo riferimento per sollevare un’ondata di sdegno e divergenza: studiare Leonardo da Vinci e Oscar Wilde, ascoltare Freddie Mercury può essere davvero considerato un peccato nel 2021, in Europa?

Quale differenza esiste tra uno stato islamico che distrugge i Buddha di Bamiyan e un’Ungheria cristiana che di veramente cristiano ha nulla poiché disprezza i più poveri?

Quale differenza esiste tra una cultura oscurantista come quella che ha segnato l’inquisizione e un pensiero immotivato e fascista che pretende di mettere sullo stesso piano omosessualità e pedofilia?

Una democrazia è, per sua natura, liberale e non mi stancherò mai di ripeterlo.

Una democrazia, è, per sua natura, fondata sulla diversità e sul rispetto reciproco.

Una democrazia e, per sua natura, fondata sull’educazione quale forza essenziale all’origine della pacifica convivenza.

Per cui, a nome di tutto il collettivo di Pensiero Divergente, esprimo non solo il mio sdegno per chi ancora pretende di imporre qualcosa a qualcuno ma anche la mia totale vicinanza al popolo ungherese che in questi giorni sta scendendo in piazza affinché il governo cominci a prendere seriamente in considerazione aspetti più importanti della vita quotidiana.

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NOTE:

*(Prime Minister Viktor Orbán’s Speech at the 25th Bálványos Summer Free University and Student Camp, 26 July 2014, www.kormany.hu/en/the-prime-minister/the-prime-minister-s-speeches/primeminister-viktor-orban-s-speech-at-the-25th-balvanyos-summer-free-university-and-student-camp).

** K. Bluhm, M. Varga, New Conservatives in Russia and East Central Europe, Routledge, London, 2018.

*** Prime Minister Viktor Orbán’s Speech at the 25th Bálványos Summer Free University and Student Camp, 26 July 2014.

**** Ibidem

***** Prime Minister Viktor Orbán’s speech at the 29th Bálványos Summer Open University and Student Camp, 27 July 2018, in www.miniszterelnok.hu/prime-minister-viktor-orbans-speech-at-the-29thbalvanyos-summer-open-university-and-student-camp/ (data di ultima consultazione 25.09.2019)

****** Ibidem

******* Ibidem

Comments to: Omaggio all’Ungheria

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