Per anni ormai la classica risposta alle critiche di chi protesta contro le politiche e la censura dei giganti di Silicon Valley è: “costruisci la tua piattaforma, con le regole che vuoi tu, nessuno te lo impedisce”. Nasce così Parler, nell’agosto del 2018.

Il motto recitato all’unisono sui social, da chi beneficia di più (al momento) delle strette dei giganti tecnologici è quello di sempre: Facebook, Twitter e Google sono compagnie private, possono decidere chi bannare, chi favorire, cosa mantenere sulle proprie piattaforme. Difficile trovarsi in disaccordo, se si è anche minimamente capitalista. D’altronde, in un mercato realmente libero, in teoria la competitività del prodotto ne determina il successo. Ciò vuol dire che sulla carta sarebbe possibile creare un competitor di successo più lenente.

Il mercato c’era: migliaia di persone colpite dalla polizia del pensiero di Silicon Valley. Milioni in fuga dalle strette sulla monetizzazione dei propri dati, rubati a propria insaputa. Liberali di sinistra, libertari di destra, entrambi per antonomasia allergici alle montanti regolazioni. I fondatori di Parler hanno quindi accolto la sfida dei pappagalli di Twitter ed ecco che hanno creato la loro piattaforma e lasciato Twitter e Facebook. Ora sicuramente, chi aveva lanciato la sfida non protesterà, ipocritamente, le linee guida ed il contenuto di Parler. D’altronde i fondatori hanno fatto ciò che gli era stato richiesto sia dal consumatore target, sia dalla critica.

Parliamo di Parler.

Parler é (era) un social network simile a Twitter. Prometteva, dal lancio, una protezione della privacy decisamente più estesa, ma soprattutto una tutela della libertà di espressione troppe volte infangata ed ignorata dai giganti tecnologici. Nessun algoritmo stupidamente cieco al contesto che girasse alla ricerca di criminali del pensiero. Nessun intenzione di aggregare e valutare gli interessi degli user al fine di rivendere le informazioni a terze parti. Infine, nessuna punizione per avere un’opinione diversa.

Infatti, sebbene Parler sia stato subito infangato come un sito di estrema destra dagli ipocriti che avevano portato alla sua creazione con i loro slogan, la piattaforma ospitava individui dalle opinioni più disparate. C’era ovviamente una preponderanza di esponenti di destra, per semplice via del fatto che si trattava della demografia più colpita dalla censura sulle altre piattaforme. Ma non c’era mancanza di utenti di sinistra simpatetici alle lamentele dei propri colleghi di destra.

2020: Effetti collaterali della mancanza di moderazione.

Ora però, bisogna sottolineare come Parler non sia stato un paradiso della libera opinione, immune in qualche modo alle conseguenze della troppa liberalizzazione. Parte dei “rifugiati” sbarcati sulla piattaforma erano stati bannati da Silicon Valley per motivi non di censura, ma di incitazione ad attività illegali. Parler era estremamente male attrezzato per gestire contenuto illegale: la mancanza di algoritmi volti alla moderazione, seppur lodevole, rendeva impossibile la gestione di una tale mole di dati.

Considerando inoltre l’incredibile influsso di utenti avvenuto nel 2020, anno durante il quale la censura ha toccato picchi osceni, Parler divenne anche il luogo dove promulgare idiozie stratosferiche. Sebbene tali teorie del complotto fossero per la gran parte innocue, i critici della piattaforma, che osservavano dalle loro camere dell’eco su Twitter, presero tutto come riprova della loro ragione. La mancanza di moderazione non aiutò di certo.

Che ci piaccia o no, la moderazione è necessaria su ogni piattaforma che ospita più di un semplice gruppo di amici. La scelta di Parler di optare per la moderazione manuale da parte di un team dedicato, molto più lento, era la munizione che serviva a Silicon Valley per far partire l’inevitabile.

L’estesissimo controllo dei giganti tecnologici sull’informazione che noi consumiamo si è palesato virulentemente negli ultimi mesi sotto forma di una vera e propria purga. Le elezioni statunitensi sono state un disastro di proporzioni storiche, sotto questo punto di vista. Inutile elencare gli innumerevoli affronti alla libertà di espressione, ce ne sono troppi. Il controllo però, non può mai essere completo finché ci sono competitor. Silicon Valley vuole un monopolio sull’informazione.

2021: terribile dimostrazione di potere monopolistico.

Sembrava che Parler avesse dimostrato che il monopolio, in effetti, non esistesse. Saldamente al decimo posto sulla lista dei social più scaricati sull’App Store di Apple, sembrava che la competizione fosse ancora possibile. Era bastato semplicemente fare cosa i difensori di Google, Facebook e Twitter tanto ostentavano come saggezza: creare la propria piattaforma con le proprie regole.

Eppure, tutto ciò non era destinato a durare. I tre giganti, Google, Amazon e Apple, si sono fondamentalmente uniti in un attacco su tre fronti per demolire la competizione. Che a seconda del lettore tale soluzione sia stata giustificata o no, in luce degli avvenimenti del 6 gennaio, è assolutamente obbiettivo che ciò non sarebbe stato possibile senza potere monopolistico sull’informazione.

L’8 gennaio Apple apre le danze inviando un’email a Parler, un ultimatum. Ventiquattr’ore per cambiare le politiche di moderazione, senza le quali il social non sarebbe potuto essere mantenuto sull’App Store. Nessuna direzione, nessun supporto o accusa vera e propria su cosa andava cambiato ed un lasso di tempo ridicolosamente minuscolo per una tale impresa. Il giorno dopo, stanti gli inutili tentativi di contattare Apple, Parler viene rimosso.

L’App Store è l’unico luogo dal quale gli utenti di iPhone possono scaricare le applicazioni. Difficile sottovalutare il danno che la rimozione di un’applicazione dalla piattaforma causi alla compagnia: anche chi già aveva scaricato Parler, non avrebbe ricevuto più update, rendendo la navigazione fondamentalmente impossibile.

Poco dopo, Google fa lo stesso, rimuovendo Parler dal Play Store, questa volta senza preavviso.

Amazon da il colpo di grazia

Amazon, oltre ad essere il più grande eCommerce su internet, possiede un servizio di web hosting così esteso da essere fondamentalmente l’unica vera scelta per siti che devono gestire una grande quantità di traffico. Il giorno dopo, infatti, AWS (Amazon Web Services) manda lo stesso ultimatum di Apple. Stesso linguaggio vago, stessa palese impossibilità di piegare il ginocchio e adempiere alle richieste. Parler non è più in grado di hostare, ovvero di tenere online il proprio sito.

Nel giro di due giorni, Parler va dall’apice dell’utilizzo, essendo divenuto il social più popolare negli Stati Uniti, alla morte virtuale.

Il monopolio si palesa. Il potere dei tre giganti è assoluto. Immaginate un mondo dove Volkswagen possa distruggere FIAT in due giorni, togliendole le fabbriche, infangando, generalizzando i guidatori di automobili Italiane come razzisti e pericolosi, e, più terribilmente, avere l’approvazione di tutti gli altri automobilisti mentre fa ciò.

Ebbene si: quasi tutti gli utenti politicamente attivi ai quali è permesso postare su Facebook e Twitter, hanno esultato all’unanimità. Il neo-liberale di sinistra moderno, ormai unico cittadino autorizzato dei social media, oggi celebra l’autorità. Liberale autoritario. Follia pura proveniente dai peggiori incubi Orwelliani sul bipensiero politico.

La purga di utenti con un determinato allineamento politico è culminata con la censura del Presidente degli Stati Uniti. Al di là delle opinioni personali su Trump, questo è un evento che non può essere tollerato. Condannato, tra l’altro, quasi unanimemente dai leader Europei, all’apparenza in una dimostrazione a favore della libertà, ma più realisticamente per via dell’invidia che tale monopolio non abbia sede principale nell’Unione Europea.

Come smantellare questo monopolio terribile e pericolosissimo?

È possibile sconfiggere il monopolio sull’informazione? Evitare un futuro distopico dove il potere è detenuto da due o tre grandi mega-corporazioni? Google e Amazon in particolare hanno già dimostrato di avere un potere politico al pari o persino superiore ad una potenza governativa statale. Solo quattro o cinque anni fa la preoccupazione era che potenze estere potessero interferire con le politiche domestiche di uno stato, ora invece è ovvio a chiunque non sia stato ingannato dalla propaganda che la vera interferenza proviene dai nuovi poteri, assai più subdoli dei classici.

Qualcosa si sta muovendo negli Stati Uniti, qualcosa anche qui nell’Unione Europea, ma il trend sopravvivrà fin quando il consumatore medio rimarrà o ignaro o, peggio, incitatore.

Comments to: Parler delenda est.

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