Mi sono sorpreso guardandomi indugiare tra le comodità di un pensiero divergente e solo apparentemente non ottimista: nell’essere realisti, oggi, non si può evitare di essere pessimisti. Niente di più lontano dalla retorica mainstream dell’ “andrà tutto bene”: retorica banale e degna di un regime comunista.
Come pensatore divergente, sento il dovere di fare un nuovo passo avanti e guardare al di là delle contrapposizioni esistenti e inesistenti e servirmi di Pier Paolo Pasolini per chiarire la natura dei miei pensieri attuali: “La mia è una visione apocalittica. Ma se accanto ad essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare.”
Contro cosa si potrebbe schierare dunque un pensiero divergente? Probabilmente, per cominciare, contro il chiacchiericcio appiccicoso e invadente che penetra ogni spazio della quotidianità e pretende di dividere tutto e tutti. Ma un pensiero divergente si potrebbe inoltre schierare contro coloro che pretendono di sostituire la vita con il rischio zero e insegnarci quindi ad esempio come si ama…

Un pensiero divergente so quindi potrebbe divergere da tanti altri pensieri comuni e apparentemente pacifici ma in verità marci fino all’essenza e venduti per soluzioni a prezzi di mercato.

Un pensiero divergente è quindi un pensiero libero, un pensiero rispettoso ma attento alla necessità del singolo di divergere, appunto, contro una mezza verità: una ricostruzione disarticolata e sgrammatica della realtà da parte di una classe dirigente spesso autoreferenziale e distratta.

Con la conversione di Silvia Romano, tema sul quale si è ampiamente dibattuto nelle ultime settimane, abbiamo assistito ad un ulteriore segno di inadeguatezza dell’Occidente.

Si badi bene, non perché una ragazza cristiano cattolica abbia deciso di abbracciare la fede islamica, ma perché le maggioranze non hanno capito che uno dei più grandi pilastri della nostra cultura è proprio la libertà di culto.

E’ stato il sincretismo infatti, fin dai tempi di Alessandro Magno, a cementificare i mattoni di una cultura unica e potente come quella dell’Occidente.

Ma perché abbiamo dimenticato il sapore della ricerca? Un confronto rapido tra un Occidente sbadato e un Oriente (mondo islamico compreso) sempre più dinamico, ci porta inevitabilmente a concludere che mentre qui ha governato il rumore, lontano da noi, altrove, è sopravvissuto il silenzio.

Ma altrove c’è l’altrove e io sono orgoglioso di una cultura vasta e complessa che prima di ogni cosa ha dimostrato che solo con l’equilibrio degli elementi si può costruire il futuro; vorrei vedere per questo ancora una volta nel sincretismo, cioè nella capacità di sintesi di idee quell’elemento di ottimismo che incoraggiava Pasolini…

Lungi da me ogni giudizio nei confronti di Silvia Romano e dell’intera questione, lungi da me ogni utopia che vuole una fusione perfetta tra credi e pensieri: nessuno pretende di imporre qualcosa a qualcuno, tantomeno di imporre una rinuncia a qualcuno che mai rinuncerebbe ad una parte essenziale di sé… Vorrei provare tuttavia, solo per un attimo, a immaginare come sarebbe un graduale ripensamento delle nostre priorità e dei nostri obiettivi in una società oggettivamente confusa; vorrei provare semplicemente, solo per un attimo quindi, a immaginare una civiltà che ripensi il concetto di successo e dimentichi di pretendere che ognuno debba essere obbligatoriamente uguale ad un preciso modello per essere felice e soddisfatto…

Vorrei, in definitiva, disegnare nuovi confini e vedere sorridere dietro le nostre mascherine: abbiamo il diritto di confrontarci e sapere, non di essere sfruttati.

In questo giorno di ripartenze vorrei capire esattamente verso dove ripartiremo e se abbia senso continuare a coltivare il seme dell’ottimismo…

In questo giorno così strano, vorrei quindi ritornare a studiare la storia del popolo greco e comprendere le origini reali di concetti come “democrazia” e “animale sociale” …

Il distanziamento sociale è l’evoluzione di quella strategia millenaria fondata sul “divide et impera?” magari no, ma in ogni caso funziona, esattamente come la presunzione di chi non assumendosi le proprie responsabilità politiche predilige lo scaricabarile o peggio la retorica o ancora peggio una cieca ideologia.

Domande nuove necessitano risposte nuove (o perlomeno contestualizzate).

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