L’autoritarismo è tornato di prepotenza nelle menti e nelle idee non solo degli italiani, ma degli occidentali in generale. Il colpevole? la scarsa maturità politica.

Washington militarizzata fino a marzo. Silicon Valley purga l’opposizione e impone il suo monopolio eliminando la concorrenza. Unione Europea mascherata da liberale mentre invidia il potere assoluto digitale. Media che corrono al soccorso di miliardari battuti al loro stesso gioco da persone comuni. La guerra culturale, la divisione, la separazione dallo stato obiettivo delle cose.

Lockdown, coprifuochi a livello europeo, chi protesta è demonizzato. Un anno dalla fatidica frase fatta “15 giorni per appiattire la curva”. Cina che promulga propaganda su come le proprie misure abbiano migliorato la situazione sociale della minoranza musulmana, mentre questi ultimi marciscono nei campi di concentramento. Biden torna subito in Siria, nessuno dice nulla.

Benvenuti nel nostro Brave New World; Il Mondo Nuovo, un sogno erotico per gli autoritari, l’incubo manifestato per i veri liberali. Al centro di tutto la clamorosa dittatura morale della correttezza politica: basta allinearsi verso la più banale idea di “bene” e ti è permesso di vestirti di nero e picchiare i tuoi oppositori politici. Noi in Italia ne abbiamo vista di gente che si vestiva di nero mentre facevano cose simili, eppure allora chi si opponeva era il liberale, e chi era incamiciato era il fascista. Oggi invece, a detta dei media e dei loro avidi seguaci, è fascista chiunque non sia d’accordo con il trend autoritario e non festeggi il potere dei pochi sui tanti.

Il culto dell’opinione e della sua validità a priori

L’Internet, probabilmente la causa di una sostanziosa parte delle gioie e dei dolori mondiali odierni, ha favorito un nuovo formato di discussione, dapprima su IRC, dopo sui forum, e infine sui social. Il risultato finale è che ognuno può dire la sua, a prescindere dalla propria conoscenza sul materiale discusso. All’inizio, questa fu una manna per la libertà di espressione. Il tutto era tenuto sotto controllo da una sorta di gerarchia delle opinioni: chi ne sapeva di più, era libero e anche incoraggiato a smantellare le opinioni di chi aveva detto qualcosa di banale. Oggi però il meccanismo è diverso. La gerarchia rimane, ma è una di moralità percepita.

E la morale è tanto più virtuosa e meno controversa quanto è più vaga e superficiale. “voglio la pace nel mondo” “voglio la fine della fame nel mondo” “voglio la fine del razzismo”. Come potresti attaccare le opinioni delle persone che ripetono queste banalità? Fallo su internet e vedrai come i media od i tuoi “amici” diranno che vuoi la guerra, godi nel vedere le persone affamate, e per di più sei anche razzista. A detta del moralista da salotto, ogni opinione è valida e va rispettata, a meno che, ovviamente, non sia in disaccordo con la loro.

L’autoritarismo dell’uomo comune

Se sei in disaccordo, i campioni della validità di ogni opinione saranno i primi a screditare la tua. Ebbene si, ogni opinione (che si allinea perfettamente alla più banale idea morale utopistica, che non avrebbe mai riscontro nel mondo reale) è valida. Muore il discorso politico. screditare le destre a tutti i costi oggi, screditare le sinistre a tutti i costi quando il pendolo oscillerà domani. E poi, che vogliono dire destra e sinistra? Ecco la seconda dittatura, quella dell’immaturità politica dell’uomo comune. Vuoi che sia colpa o dei media, o dello stato pietoso dell’educazione storica e politica, il fatto rimane che per il destroide la sinistra è automaticamente comunismo, e per il sinistroide la destra è automaticamente fascismo.

Il problema principale è infatti questo: l’uomo comune ignora l’esistenza di un secondo asse politico, quello del liberalismo e dell’autoritarismo, che interseca ma è indipendente da quello che va da destra e sinistra. Ignorandolo, purtroppo, non potendo quindi fare i conti con il proprio allineamento su questo asse, automaticamente rischia di tendere all’autoritarismo. Infatti, amaramente, sembra palesarsi sempre di più la terribile realtà che la natura umana sia una natura autoritaria.

È naturale volere un leader forte. Qualcuno che sembri in controllo di tutto. Che ci prenda per mano e ci mostri la via. Tanto è forte il desiderio di ciò, che il ruolo è spesso affidato a persone non adatte ricoprirlo. Il politico è sempre odiato non perché autoritario, ma perché non abbastanza bravo ad esserlo. Ecco che si presenta una figura carismatica e apparentemente competente, ed ecco che il popolo torna ad esultare nel suo compiacimento nell’autorità.

L’ostracizzazione del liberale classico

Il risultato effettivo è che il liberale è stato cancellato dal discorso. Chiamarsi sostenitore delle più disparate libertà oggi è in qualche modo interpretato come sinonimo di fascismo. Paradossale è dire poco. Se la sinistra, innegabile fatto, è oggi universalmente al potere nell’occidente, ma scaccia via gli scomodissimi liberali, e la destra, in opposizione disorganizzata e spesso ridicola nel suo amalgama di autoritari e non, scaccia anch’essa i propri libertari perché spesso senza alcuna attrattività politica, mentre entrambi i lati accusano l’altro di fascismo e comunismo, il risultato può essere uno solo: il ritorno alla ribalta degli autoritari in entrambi i campi.

Chiunque abbia studiato bene la storia del secolo scorso dovrebbe sapere perché questo è un futuro che va combattuto a tutti i costi. Troppo spesso liberali e libertari non sanno di essere tali, e accusano l’un l’altro dei crimini degli autoritari dei rispettivi ordinamenti politici. Non è possibile riconciliare autoritari di destra e di sinistra, ma la riconciliazione tra libertari e liberali non è solo possibilissima, ma assolutamente necessaria.

In una società liberale, è possibile la convivenza, seppur scomoda, di socialisti, comunisti, marxisti, fascisti, libertari, liberali, centristi, capitalisti e chi più ne ha più ne metta. In una società autoritaria, invece, tale convivenza è impossibile. Solo a chi “vince” è permesso restare. Gli oppositori vengono rimossi con forza e violenza e, spesso, come insegna la storia, i primi alla forca sono gli iniziali sostenitori del regime.

Comments to: Autoritarismo; a volte ritornano

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