Contro ogni forma di retorica, contro ogni forma di fanatismo,
contro ogni forma di isteria collettiva, (affinchè la scienza torni ad essere scienza).

Nel corso degli ultimi giorni, ho dovuto fare i conti con un paradosso strano e apparentemente sciocco.

Ispirato dalla visione dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, ho preso in prestito la frase “la realtà è scadente” per giustificare il mio isolamento ma nel farlo ho dovuto riconoscere che quella realtà che ho visto scadere non è realtà.

Già, perché tutto ciò che mi circonda, pur essendo reale, è finto, è’ pretenzioso e soprattutto è retorico e la retorica non è verità. Non è realtà.

Già vedo qualcuno indignarsi e agitarsi: “Più di centomila morti per Covid pensi che siano una finzione?”

No, assolutamente no, ma, ca va sans dire, se il Covid è un virus di cui sappiamo ancora molto poco, come possiamo essere sicuri che tutti coloro che sono deceduti con il Covid, siano di fatto morti esclusivamente a causa del Covid?

Continuo a vedervi e continuo a vedere i vostri visi contorcersi per cui mi permetto di insistere: vero, se il Covid non fosse arrivato tra noi ci sarebbero ancora più di centomila persone ma se lo Stato italiano non avesse disprezzato la sanità pubblica e la medicina del territorio tra noi ci sarebbero ancora anche tanti anziani deceduti in ospedale a causa di banali infezioni.

Il punto, quindi, è che per spiegare la realtà non si può ricorrere all’ovvio, non si può ideologizzare la scienza e soprattutto non si può pretendere di strumentalizzare la statistica.

Cerchiamo di chiarirci, (definitivamente): io non sto assolutamente cercando di convincervi che di Covid non si muoia, io sto semplicemente cercando di convincervi a non dare tutto per scontato.

I bollettini che ascoltiamo ogni giorno, nella loro incompletezza e superficialità, ci dicono dopotutto, fino a prova contraria, una cosa da cui comunque non si può prescindere: dal Covid si guarisce e i guariti sono molti di più di coloro che muoiono.

Un caso? Non lo so. Il punto è che né io, né voi, possiamo avere la certezza che chi muore per Covid muoia solo a causa del Covid.

Già.

In ogni caso, qualora non vogliate credere ai benefici del dubbio potete sempre fare qualche ricerca…

Sulla realtà è dunque caduto un impenetrabile velo di Maia: nulla di ciò che nasconde può essere visto senza un minimo sforzo e purtroppo nulla di ciò che nasconde può essere compreso senza un preventivo rifiuto dell’apparente beneficio che la retorica offre…

Nel 1979, Massimo Fini scriveva sulle colonne di “Linus” che (la retorica) “è falsa, ipocrita e nasconde la verità, come tutte le retoriche.” Inoltre, scriveva che “la retorica, sia quella della “grandezza” e della “ieraticità” sia quella della “modestia” e della “semplicità”, fa parte del ruolo dei potenti e dell’immagine che vogliono dare di sé”.

Sembra passato un millennio ma non è così e ciò che uccideva allora, uccide anche oggi ed è bene che prima o poi ammettiate che la retorica, esattamente come la cocaina, è una droga.

Nei vaccini anti Covid-19 non è stato (solo) sintetizzato qualcosa che dovrebbe impedire un decorso grave dell’infezione, ma anche un litro abbondante di retorica, cioè, in senso figurato, un litro abbondante di droga: nei vaccini, ci sono infatti le parole di Sergio Mattarella che parla di dovere civico e morale, le parole del Papa e l’atto d’amore, l’Italia che rinasce con un fiore, i like su Instagram sotto l’hashtag #vacciniamoci…

Un abuso, anzi un’overdose di buonismo che non fa bene a nessuno perché non convince nessuno e soprattutto non convince chi sa quanto sia necessario essere seri anche quando si scherza.

Qualcuno, potrà sicuramente ritenere normale un po’ di sana propaganda (dopotutto, non siamo giapponesi) ma cosa dire, invece, dell’odio? Cosa dire della mutazione che ha trasformato una retorica melensa e scientista in odio?

Devo ammetterlo: in Draghi speravo un pochino. Speravo che almeno riuscisse a superare i video ispirati dalla televisione del dolore ma mi sono dovuto ricredere presto…

Cosa dire, in definitiva, di Renato Brunetta? (“La stragrande maggioranza degli italiani ha scelto di vaccinarsi e gli ultimi giapponesi rimasti a manifestare in qualche angolo di piazza italiana sono inseguiti dal vituperio delle genti, dal freddo e dalla solitudine”); cosa dire di Roberto Burioni che definì “sorci” i “no vax” (categoria non ancora chiaramente definita)? Cosa dire di De Luca che vorrebbe annegarli? Cosa dire di Bassetti che pensa ai rastrellamenti? Cosa dire dei cartelli “non entriamo in casa dei non vaccinati?” Cosa dire di chi non ha invitato i parenti “no vax” a Natale nonostante tre dosi di vaccino?

Fatemi capire una cosa: se avete fatto tre dosi di vaccino, cosa dovrebbe spaventarvi? Avete per caso acquistato delle azioni Pfizer e temete che qualche inchiesta possa danneggiare il valore delle azioni in portafoglio?

Spiegare il vaccino come un atto di fede, una medaglia al valore in una guerra, ha trasformato la pandemia in un’occasione per apparire. Ciò che doveva restare una scelta personale è divenuta una differenza esistenziale per cui se sei vaccinato sei più bravo (anche se del tuo paese non ti è mai interessato) …

Per cui va bene, a prescindere dagli studi scientifici più o meno convincenti, ciò che importa è l’apparenza. Ciò che importa è la retorica, appunto, ciò che importa è la storia di personaggi come Matteo Bassetti, Roberto Burioni (il maligno amplificatore di odio), Vincenzo De Luca (o’ sceriffo senza pistola), Mario (Targaryen) Draghi…

Ciò che importa è la lotta agli ultimi. Ai diversi. “Whatever it takes”

Forse, la maggioranza ha ragione (nei fatti) ma sicuramente ha torto nei modi e nel suo acuire differenze umilianti non aiuta né la scienza né tantomeno la società. 

Absit iniuria verbis: ma come si può prendere le difese di chi da febbraio 2020 ha detto tutto il contrario di tutto e non si è mai assunto la responsabilità per i propri errori?

Absit iniuria verbis: ma come si può confidare in chi sa solo scegliere, a prescindere, un’unica via e rifiuta il confronto?

Prendiamo il caso delle cure domiciliari (ne abbiamo già parlato): perché, nonostante si parli della necessità di investire in medicina del territorio da più di dieci anni, lo Stato abbia detto “no” a priori alla possibilità di curare a casa i malati di Covid?

Non lo so ma desidero comunque saperlo. Si, sono un impertinente, è vero, ma non mi sta bene che il Presidente della Repubblica liquidi a prescindere la critica come una forma di dissenso.

In conclusione: nonostante in Italia non si possa fare a meno di un palliativo per illuderci (pardon, drogarci), desidero comunque auspicare che qualche “intellettuale straordinario” possa somministrare nel 2022 60 milioni di dosi di vaccino antiretorica. 

Si, sono consapevole della mia illusione.  Sono consapevole che già nel 1943 Alberto Savinio scriveva che “La retorica è un male endemico del nostro paese, è il male che inquina la nostra vita, la nostra politica, la nostra letteratura e una delle cause principali, se non addirittura la principale, delle nostre sciagure” ma lasciatemi “cantare”.

Lasciatemi.

Comments to: Un vaccino, vi prego, contro la retorica

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