Antica tappezzeria

libri sfogliati e vecchi cimeli,

una maiolica solitaria sul grande tavolo

e un letto matrimoniale

caldo solo per un lato.

Quattro mura,

Piccolo confine

di infiniti ricordi

di una vita di durezze,

via triste e solitaria

tra il desco

il talamo

e la finestra

specchio di un mondo

sognato e non più osservato.

Le campane domenicali

richiamano la vecchina

al Santo Ufficio

che con mano trepidante

cerca il giusto canale

sul vecchio telecomando

sperando di non arrivare in ritardo

innanzi all’altare.

E d’un tratto la misera della stanza

s’arricchisce di nuova luce,

la durezza della vecchiaia pare

ritemprata dalle dolcezze della fanciullezza

e il dolore di una foto e una lapide

riscaldato dall’amore

che ha infiammato un’intera vita.

L’odore delle antiche tavolate

riempie la stanza vuota e solitaria,

di affetti passati ma mai spenti.

Si innalza l’Eucarestia e tutta la sofferenza

e la bellezza che nella vita si squaderna

si riscopre in un nuovo insieme,

non ancora visibile,

ma intuibile

d’Eterna Bellezza.

E’ il momento della comunione

e la vecchina fa quasi per mettersi in fila

tra il divano e lo schermo

ma si ritrova sola nella stanza

immersa nella bianca solitudine.

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