Ignazio Silone scrisse Fontamara nel 1933, mentre risiedeva in Svizzera. Non a caso la lingua originale dell’opera fu il tedesco e non l’italiano. Si tratta dell’opera prima dell’autore, il quale viveva fuori dalla Penisola proprio per sfuggire alla persecuzione che il regime fascista perpetrava nei suoi confronti. Sebbene l’edizione in lingua italiana fu composta nel 1934 (fu fatta stampare dall’autore a proprie spese a Parigi) in Italia rimase censurata fino al 1945. Nonostante ciò l’opera divenne immediatamente una pietra miliare dell’antifascismo nel contesto internazionale.

Il contenuto dell’opera è duro e feroce, nulla viene risparmiato al lettore circa la brutale violenza sia delle camicie nere sia delle forze di polizia dell’epoca. Scene di miseria e di fame nella vita dei campi si alternano a scene di tortura nelle caserme dei capoluoghi. Ma accanto ad esse vi sono anche i momenti di vicinanza umana e di vita di paese, descritti in modo tale da suscitare un sincero riso sul volto del lettore, più di quanto si possa immaginare. Lo stile, profondo e ironico, ci descrive la complessa realtà degli anni ’30 attraverso gli occhi dei più umili (chiamati ironicamente dall’autore i “cafoni“), tratteggiando lo scenario con rara maestria. Il fatto che il libro sia inferiore alle 200 pagine lo rende godibilissimo e facilmente fruibile da tutti, nonostante l’ampia gamma di temi trattati.

Una scena è particolarmente degna di nota, ed è, ad avviso di chi scrive, una delle migliori della lettura del ‘900: un gruppo di camicie nere, una notte, raccoglie con forza in piazza tutti gli uomini di Fontamara per condurre un esame di cultura littoria. La domanda che viene posta a tutti gli abitanti è “Evviva chi?“. E qui la tragedia per qualche attimo si muta in commedia, dal momento che nessuno a Fontamara ha la più pallida idea di cosa rispondere, e pertanto si alternano le risposte più diverse sotto lo sguardo attonito e incredulo delle camicie nere, troppo sbigottite per reagire con la consueta violenza. Qualcuno risponde la Madonna di Loreto, qualcun altro, vedendo lo scarso successo del compagno precedente, azzarda la Madonna di Pompei, i più acuti tentano con San Rocco il patrono del paese. La risposta è ancora sbagliata. Il più furbo dei “cafoni” allora si lancia con la risposta geniale “Il Governo”. Al che il capo del gruppo violento domanda “Quale Governo?”. Il paesano rimane un attimo sconvolto, (non gli è chiaro come possano esserci più governi), ma si riprende in fretta e dice “Il Governo legittimo“. Al che il Fascista lo annota sul suo registro come dissidente.

Sperando di avervi invogliato alla lettura, vi salutiamo, arrivederci al prossimo “libro in un minuto”, grazie di averci ascoltato.

#IgnazioSilone #Fontamara

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